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Lug 2001 “L’invisibile parzialità del maschile nella storia” di S.Bellassai

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Lug 2001 “Il maschile, l’invisibile parzialità”
di Sandro Bellassai
pubblicato in: Ethel Porzio Serravalle (a cura di), Saperi e libertà. Maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita, vol. II, Milano, Polite-Associazione Italiana Editori, 2001

Durante un congresso nel 1982, lo storico statunitense Peter Filene si sentì porre da una perplessa collega la seguente domanda: «Ma cosa intendi quando dici che ti occupi di “men’s history”? […] Non è forse stata tutta la storia, alla fin fine, una storia che si è occupata di uomini?». Non si può certo dire che si trattasse di una domanda oziosa. Riflette Filene: «Proprio questa era – ed è – la questione fondamentale. Laddove le storiche delle donne hanno recuperato i loro soggetti da un’oscurità quasi totale, cosa c’era da scoprire per uno storico del maschile? Le attività e le idee degli uomini hanno dominato il paesaggio del passato a noi noto fin dove l’occhio poteva arrivare, dalle pianure bibliche ai grattacieli di New York. La consueta “storia dell’uomo” era esattamente questo. E allora, cosa rimane nel mondo che può ancora essere detto sul suo conto?»[1].

Mag 2001 “Lontane dai militari, lontane da chi li imita” di E.Deiana, L.Menapace, M.Lanfranco, I.Barbarossa, L.Guidetti

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Mag 2001 “Lontane dai militari, lontane da chi li imita”
di Elettra Deiana, Lidia Menapace, Monica Lanfranco, Imma Barbarossa, Laura Guidetti

Come donne in primo luogo ci sentiamo chiamate a scelte chiare e radicali che implicano il ripudio della competizione e degli squilibri economico-sociali, dello sfruttamento incontrollato delle risorse ambientali, delle politiche neoimperiali, neocoloniali e neopatriarcali (queste ultime eclatanti nelle realtà delle donne in Afghanistan e Sudan), della guerra come strumento per risolvere le controversie tra le nazioni, come da anni testimoniano il lavoro delle Donne in Nero, della Convenzione Permanente di Donne contro le guerre e dalla Marcia Mondiale delle donne, che ha raccolto lo scorso anno più di 400 associazioni in tutta Italia e più di 4000 in tutto il mondo.

Ago 1997 “Un altro maschile, un’altra esperienza di sé” di C.Vedovati e S.Ciccone

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Ago 1997 “Un altro maschile, un’altra esperienza di sé.
Il bisogno degli uomini di prendere parola” 
di
Claudio Vedovati, Stefano Ciccone
da: “Derive del maschile. Gli uomini dopo il femminismo”, Alfazeta n. 63/64, maggio/agosto 1997

Partire da sé: sembra facile a dirsi, ma per il maschile – paradossalmente – non c’è nulla di più difficile che mostrare a se stesso i proprio bisogni. Paradossalmente, perché è il genere che ha permeato di sé i rapporti sociali, le forme istituzionalizzate del vivere insieme, il modo di pensare il mondo.

La forma maschile – questa forma storica dentro alla quale siamo ancora immersi – si è imposta al mondo e lo ha dominato attraverso una proiezione oltre il proprio corpo. Diventare “uomini” è stato sinonimo di realizzazione nella storia, nella scienza, nei saperi, nel mercato, nella politica, per realizzare un soggetto forte, prometeico, neutrale. Un soggetto che ha fatto tacere il proprio corpo e lo ha rimosso quando lo intralciava ma che poi, proprio attraverso la finzione della propria neutralità, ha imposto il proprio potere sugli altri corpi e li ha dominati.

Giu 1993 “Turisti per caso” di R.Sebastiani e C.Vedovati

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Giu 1993 “Turisti per caso.  Viaggio difficile intorno alla differenza maschile”
di Renato Sebastiani e Claudio Vedovati *
pubblicato in Democrazia e Diritto n.2 1993 

«Vé, te porte mé, / vòi fatel veder / ‘l om che volares. / Fin ros el me devé / ma el strapeghe / daanti al prim specc. / Che pora che ghe vé / e mé, con l’oter là / ze dre a rider»[1] (Franca Grisoni).

‘l om che volares: l’uomo che vorrei, il desiderio di una donna. Ma qual è invece l’uomo che noi, uomini, vogliamo? Siamo capaci di metterci spontaneamente davanti ad uno specchio, senza esservi «strascinati», superando la paura del guardarvi dentro, trovando un’identificazione? Queste le domande che come uomini non possiamo eludere per cominciare ad affrontare il difficile viaggio intorno alla nostra identità sessuata. Segnati dallo scarto tra desiderio e condizione reale, non è stato facile capirlo.

Scopo di questo scritto è descrivere i passaggi di un tentativo fatto in questa direzione. Una esplorazione sulla propria condizione di individui sessuati svolta da un gruppo di ragazzi romani a partire dalla seconda metà del decennio trascorso, iniziata con lunghe chiacchierate private davanti ad una tazza di tè, proseguita poi in riunioni di gruppo, discussioni in luoghi pubblici (assemblee del movimento della pace, sezioni del Pci, feste dell’Unità), e incontri con collettivi di donne.