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"Raffina i sentimenti, trasgredisci i rituali"

Nov 2005 “Soffriamo una carenza della dimensione intima” di R.Melloni

VIOLENZA MASCHILE CONTRO LE DONNE

Nov 2005 Soffriamo una carenza della dimensione intima
di Roberto Melloni, 
pubblicato da Liberazione il 22 Nov 2005

Quello che scrive Angela Azzaro, nel dibattito avviato da Liberazione sulla violenza, spesso omicida, degli uomini sulle donne, contiene una richiesta di autenticità che l’autrice non ha trovato nei commenti degli uomini. Anzi, dietro la sociologia delle analisi, Angela Azzaro ha ritrovato, e lo dice, il tradizionale nascondersi degli uomini che non parlano di sé, che non parlano “a partire da sé”.

Giu 2005 “Le nostre responsabilità” una lettera al manifesto di U.Varischio

VIOLENZA MASCHILE CONTRO LE DONNE

Giu 2005 “Le nostre responsabilità”
di Umberto Varischio
Una lettera al Manifesto pubblicata il 29 Giu 2005

In mezzo a questa ondata di richieste di inasprimento delle leggi e dei controlli, di castrazione chimica e non e di repressione nei confronti degli immigrati un dato, pubblicato anche dal manifesto, rischia di sfuggire: più di mezzo milione di donne in Italia sono vittime di stupri o di tentativi di violenza sessuale. Al di là delle strumentalizzazioni politiche, dei casi enfatizzati dalle cronache di questi ultimi giorni questo dato ci interroga tutti in quanto uomini; un numero così alto di violenze o tentate violenze non sono certo opera solo degli immigrati anzi è presumibile che la stragrande maggioranza siano state agite da noi italiani di diverse età.

Gen 2003 “Non ne possiamo più della violenza” del Gruppo Uomini di Pinerolo

UOMINI IN CAMMINO - PINEROLO

Gen 2003 “Non ne possiamo più della violenza”
del Gruppo Uomini di Pinerolo
[alla vigilia della seconda guerra del Golfo n.d.r.]

Le cronache quotidiane dei mass media ne sono piene, anche se ci offrono solo i casi più eclatanti.
Ma non ne possiamo più che così tanti uomini continuino a violentare, stuprare, uccidere donne, bambine e bambini e altri uomini.
Questi uomini, che alimentano i conflitti interpersonali e la guerra tra i sessi con la presunzione e l’incapacità al dialogo, pianificando poi e realizzando anche stragi familiari come unica soluzione possibile, interpretano, a nostro avviso, la stessa logica che muove i gerarchi del mondo a creare, prima, le situazioni di conflitto e ad affrontarle, poi, con la violenza della loro prepotenza. 
E’ così evidente la pretestuosità delle loro motivazioni che, a volte, lo scoraggiamento, l’impotenza, il dolore, ci sopraffanno e ci ammutoliscono.
Eppure come loro continuano imperterriti a perseguire strategie di morte, così noi dobbiamo resistere, sottrarre il nostro consenso e far crescere il dissenso verso queste modalità di vivere le relazioni politiche all’interno dei singoli Stati e a livello internazionale.
E’ la strategia propria della cultura patriarcale, che da alcuni millenni si impone con la paura e il dominio, con il dolore e la minaccia del dolore.

Lug 2001 “L’invisibile parzialità del maschile nella storia” di S.Bellassai

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Lug 2001 “Il maschile, l’invisibile parzialità”
di Sandro Bellassai
pubblicato in: Ethel Porzio Serravalle (a cura di), Saperi e libertà. Maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita, vol. II, Milano, Polite-Associazione Italiana Editori, 2001

Durante un congresso nel 1982, lo storico statunitense Peter Filene si sentì porre da una perplessa collega la seguente domanda: «Ma cosa intendi quando dici che ti occupi di “men’s history”? […] Non è forse stata tutta la storia, alla fin fine, una storia che si è occupata di uomini?». Non si può certo dire che si trattasse di una domanda oziosa. Riflette Filene: «Proprio questa era – ed è – la questione fondamentale. Laddove le storiche delle donne hanno recuperato i loro soggetti da un’oscurità quasi totale, cosa c’era da scoprire per uno storico del maschile? Le attività e le idee degli uomini hanno dominato il paesaggio del passato a noi noto fin dove l’occhio poteva arrivare, dalle pianure bibliche ai grattacieli di New York. La consueta “storia dell’uomo” era esattamente questo. E allora, cosa rimane nel mondo che può ancora essere detto sul suo conto?»[1].

Mag 2001 “Lontane dai militari, lontane da chi li imita” di E.Deiana, L.Menapace, M.Lanfranco, I.Barbarossa, L.Guidetti

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Mag 2001 “Lontane dai militari, lontane da chi li imita”
di Elettra Deiana, Lidia Menapace, Monica Lanfranco, Imma Barbarossa, Laura Guidetti

Come donne in primo luogo ci sentiamo chiamate a scelte chiare e radicali che implicano il ripudio della competizione e degli squilibri economico-sociali, dello sfruttamento incontrollato delle risorse ambientali, delle politiche neoimperiali, neocoloniali e neopatriarcali (queste ultime eclatanti nelle realtà delle donne in Afghanistan e Sudan), della guerra come strumento per risolvere le controversie tra le nazioni, come da anni testimoniano il lavoro delle Donne in Nero, della Convenzione Permanente di Donne contro le guerre e dalla Marcia Mondiale delle donne, che ha raccolto lo scorso anno più di 400 associazioni in tutta Italia e più di 4000 in tutto il mondo.

Mar 1999 “Breve cronistoria dei primi 5 anni” del Gruppo Uomini di Pinerolo

UOMINI IN CAMMINO - PINEROLO

Mar 1999 “Breve cronistoria dei primi 5 anni di vita”
del Gruppo Uomini di Pinerolo

Il Gruppo Uomini (GU) nasce nel mese di aprile del ’93, dall’incontro di tre ‘filoni di motivazioni” all’interno della Comunita’ cristiana di Base (CdB) di Pinerolo:

1 – anche per cogliere l’invito alla conversione che ci viene dalle donne, non possiamo più tacere di fronte al maschilismo imperante nella chiesa (aborto, stupro, sessualità…); è un terreno ecumenico dove possiamo creare ponti e contatti;
2 – il modello di donna a cui siamo abituati è pensato dai e funzionale ai maschi: dobbiamo riscoprire il modello-Gesù, il suo modo di rapportarsi con le donne;
3 – li genere maschile è responsabile della violenza-oppressione verso le donne: è ora che l’autocoscienza individuale diventi collettiva, perchè la colpa-responsabilità è collettiva.

Abbiamo scelto da subito una sede “laica” (quella dell’ARCI), per evitare possibili steccati, e una cadenza (mensile) compatibile con tutti gli altri impegni.

Ago 1997 “Un altro maschile, un’altra esperienza di sé” di C.Vedovati e S.Ciccone

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Ago 1997 “Un altro maschile, un’altra esperienza di sé.
Il bisogno degli uomini di prendere parola” 
di
Claudio Vedovati, Stefano Ciccone
da: “Derive del maschile. Gli uomini dopo il femminismo”, Alfazeta n. 63/64, maggio/agosto 1997

Partire da sé: sembra facile a dirsi, ma per il maschile – paradossalmente – non c’è nulla di più difficile che mostrare a se stesso i proprio bisogni. Paradossalmente, perché è il genere che ha permeato di sé i rapporti sociali, le forme istituzionalizzate del vivere insieme, il modo di pensare il mondo.

La forma maschile – questa forma storica dentro alla quale siamo ancora immersi – si è imposta al mondo e lo ha dominato attraverso una proiezione oltre il proprio corpo. Diventare “uomini” è stato sinonimo di realizzazione nella storia, nella scienza, nei saperi, nel mercato, nella politica, per realizzare un soggetto forte, prometeico, neutrale. Un soggetto che ha fatto tacere il proprio corpo e lo ha rimosso quando lo intralciava ma che poi, proprio attraverso la finzione della propria neutralità, ha imposto il proprio potere sugli altri corpi e li ha dominati.