Questa 1/2 del cielo

Ago 1996 "Four strands"
di Michael Flood ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
pubblicato in "XY magazine" 6(3), Spring 1996
L'articolo nella sua versione originale si può trovare qui

Quattro fili

Nov 2006 Trad. it. Massimiliano Luppino
una panoramica sulle differenze principali che esistono tra i movimenti maschili.

"Agli uomini che si avvicinano per la prima volta al movimento degli uomini, come pure agli spettatori ingenui, il movimento degli uomini può sembrare un luogo armonioso in cui noi tutti condividiamo obiettivi e scopi comuni. Ma per i veterani incalliti come me (da 9 anni, da quando cioè ne avevo 29) sono impegnato su questi temi, il termine “movimento degli uomini” può nascondere disaccordi molto importanti.

Parlare di “movimento degli uomini” tout court è come mettere insieme il Ku Klux Klan e i gruppi aborigeni per il diritto alla terra e chiamarli “il movimento della razza”. Tutti i partecipanti appartengono alla categoria “uomini”, tutti sono impegnati in qualche tipo di esplorazione delle vite degli uomini e delle tematiche maschili, ma il fatto è che alcuni gruppi di uomini sono in reciproca contrapposizione. (Un esempio attuale è il conflitto a Brisbane tra l’Agenzia per i diritti degli uomini e gli Uomini contro la violenza sessuale). Più in generale, ci sono considerevoli diversità e disaccordi su questioni politiche di base, modi di lavorare e gamma delle tematiche specifiche.

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Sett 2006 "La liberazione più difficile...quella maschile"
di Lorenzo Di Santo
già apparso sul quotidiano "Il Centro" di Pescara

Lorenzo Di Santo
ha recentemente organizzato un dibattito a Pescara sul tema potere e sessualità al quale hanno partecipato Lidia Menapace, Gennaro Migliore e Alberto Leiss. Pubblichiamo volentieri un suo articolo sul tema.

 


Su il "Centro" di qualche giorno fa un giornalista, maschio, chiedeva alle donne del perché del loro silenzio sull’ultima serie di violenze, stupri ed omicidi, da parte di uomini sulle donne. Le cronache di questi ultimi tempi ci segnalano un’intollerabile incremento della violenza patriarcale contro le donne. Una violenza, sono i dati che parlano, che davvero non ha confini: né di nazionalità e “colore”, né di status e classe. A parte che non é affatto vero che le donne sono state zitte, ricordo gli ultimi interventi su questo stesso giornale dell’assessora della provincia de L’Aquila e della consigliera regionale dell’Unione con una serie di proposte concrete, ma anche sulla stampa nazionale le donne sono intervenute, il punto è un altro.

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Lug 2001 "Il maschile, l'invisibile parzialità"
di Sandro Bellassai
pubblicato in: Ethel Porzio Serravalle (a cura di), Saperi e libertà. Maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita, vol. II, Milano, Polite-Associazione Italiana Editori, 2001

Durante un congresso nel 1982, lo storico statunitense Peter Filene si sentì porre da una perplessa collega la seguente domanda: «Ma cosa intendi quando dici che ti occupi di "men's history"? [...] Non è forse stata tutta la storia, alla fin fine, una storia che si è occupata di uomini?». Non si può certo dire che si trattasse di una domanda oziosa. Riflette Filene: «Proprio questa era - ed è - la questione fondamentale. Laddove le storiche delle donne hanno recuperato i loro soggetti da un'oscurità quasi totale, cosa c'era da scoprire per uno storico del maschile? Le attività e le idee degli uomini hanno dominato il paesaggio del passato a noi noto fin dove l'occhio poteva arrivare, dalle pianure bibliche ai grattacieli di New York. La consueta "storia dell'uomo" era esattamente questo. E allora, cosa rimane nel mondo che può ancora essere detto sul suo conto?»[1].

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Ago 1997 "Un altro maschile, un'altra esperienza di sé.
Il bisogno degli uomini di prendere parola" 
di
Claudio Vedovati, Stefano Ciccone
da: "Derive del maschile. Gli uomini dopo il femminismo", Alfazeta n. 63/64, maggio/agosto 1997

Partire da sé: sembra facile a dirsi, ma per il maschile - paradossalmente - non c'è nulla di più difficile che mostrare a se stesso i proprio bisogni. Paradossalmente, perché è il genere che ha permeato di sé i rapporti sociali, le forme istituzionalizzate del vivere insieme, il modo di pensare il mondo.

La forma maschile - questa forma storica dentro alla quale siamo ancora immersi - si è imposta al mondo e lo ha dominato attraverso una proiezione oltre il proprio corpo. Diventare "uomini" è stato sinonimo di realizzazione nella storia, nella scienza, nei saperi, nel mercato, nella politica, per realizzare un soggetto forte, prometeico, neutrale. Un soggetto che ha fatto tacere il proprio corpo e lo ha rimosso quando lo intralciava ma che poi, proprio attraverso la finzione della propria neutralità, ha imposto il proprio potere sugli altri corpi e li ha dominati.

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