Indice
Gen e Feb 2011 "Intorno al 13 Febbraio. Parole dagli uomini"
Dopo il 13 Febbraio: quali uomini e quali donne Leonardo Angelini, psicoterapeuta nei servizi pubblici, Reggio Emilia pubblicato il 20 febbraio 2011 su Reggio Fahrenheit
Lettera a Adriano Sofri, di Alberto Leiss, pubblicato sul sito www.donnealtri.it, 16 febbraio 2011
Dopo il 13 febbraio. La scommessa degli uomini: inventare nuove parole, di Stefano Ciccone - pubblicato su Gli Altri - 15 febbraio 2011
Una lezione ai maschi, di Adriano Sofri, pubblicato su La Repubblica 15 febbraio 2011
Desiderio maschile e sessualità, del Gruppo Uomini di Viareggio - volantino distribuito a Viareggio - 13 febbraio 2011
Il discorso dei disertori (intervento letto al termine della manifestazione in piazza dei Miracoli a Pisa) (copincollato da http://vogliamotuttopisa.noblogs.org/) - 13 febbraio 2011
Traccia dell'intervento di Stefano Ciccone, Piazza del Popolo, 13 febbraio 2011
Il culto del mercato totale, di Marco Mancassola - il manifesto - 13 febbraio 2011
Perché ci sarò anch'io in piazza domani, di Sergio Minni, su Facebook - 12 febbraio 2011
Uomini nel tempo, di Andrea Bagni, su Facebook 12 febbraio 2011
La dignità maschile nel berlusconismo al tramonto, di Gianni Scotto pubblicata su Facebook il 12 febbraio 2011
Il Lele Mora ch'è dentro di me, di Christian Raimo - il manifesto 12 febbraio 2011
Per soli uomini, di Andrea Bianchi pubblicato l' 11.02.2011 su http://italia2013.org
Come uomini ci saremo
L'osceno godimento del tiranno, di Massimo Recalcati - il manifesto 10 febbraio 2011
Come cacciare il Sultano senza tenersi l'a.d., di Luca Casarini - il manifesto 10 febbraio 2011
Editoriale di Alberto Leiss pubblicato sul quotidiano online http://genova.mentelocale.it/ 09 febbraio 2011
La performance come norma, di Francesco Raparelli - il manifesto 9 febbraio 2011
Il nocciolo politico del desiderio maschile, di Sandro Bellassai - il manifesto 8 febbraio 2011
Come cittadini prima che come uomini, o viceversa. Discussione su Facebook
Da alcuni uomini italiani, Italia 5 febbraio 2011
Il ritratto di Dorian Gray di noi tutti, di Raffaele K. Salinari - il manifesto 29 gennaio 2011
Il sesso del Cav è una questione politica, di Stefano Ciccone - Pubblicato su Gli altri - 28 gennaio 2011
Il Padre osceno, di Alberto Leiss - Pubblicato su http://www.donnealtri.it/ - 28 gennaio 2011
Il silenzio dei padri per le notti di Arcore, di Claudio Fava - pubblicato il 24 gennaio 2011
Quelle prostitute di palazzo Grazioli, di Christian Raimo - il manifesto 21 gennaio 2011
Paranoia senza fine, di Marco Mancassola - il manifesto 20 gennaio 2011
Il cine berluscone Marco Giusti - il manifesto 20 gennaio 2011
Desiderio maschile e libertà delle donne, di O.Leggiero
Tutte le pagine

Uomini in piazza, per un'altra idea di libertà
di Stefano Ciccone.Traccia dell'intervento alla Manifestazione
"Se non ora quando?" Roma, Piazza del Popolo, 13.02.2011

La manifestazione di domenica 13 apre uno spazio per affrontare collettivamente l’uso del potere e l’ostentato consumo di corpi femminili come modello delle relazioni tra i sessi.

Come uomo mi sento chiamato in causa perché mi chiede di dire qual è il mio desiderio rispetto al richiamo collusivo di Berlusconi, sento che è in gioco anche la mia libertà, lo spazio per vivere il mio desiderio di cambiamento.

Mi riguarda come uomo ma non per l’ambigua preoccupazione di “difendere la dignità del mio genere”, tantomeno la dignità della Nazione. Mi interessa piuttosto affermare una diversa un‘idea di libertà, di qualità del desiderio, dello stare in relazione.

Non mi convince l’obiezione secondo cui ben altre sarebbero le ragioni per chiedere le dimissioni di Berlusconi. La rappresentazione dei ruoli sessuali nei media e nella scena pubblica, la critica della mediazione del denaro e del potere nelle relazioni tra i sessi sono un terreno di trasformazione che richiede una pratica collettiva di donne e uomini  che non va relegato all’insignificanza pubblica e politica.

Ma  proprio su questo nodo la politica appare segnata da un analfabetismo incapace di produrre parole adeguate e di riconoscere quelle prodotte innanzitutto dalla politica delle donne.

L’impasse tra giudizio moralistico e indifferenza si è riproposta sulla mercificazione del corpo delle donne nei media e nel riconoscere il nesso tra l’egoismo sociale su cui il centrodestra ha costruito il proprio consenso e quel godimento che non conosce limiti, senza senso di colpa, vergogna cui si riferisce Recalcati sulle pagine del manifesto.

L’immagine di donne che si sacrificano nella professione, nella cura di figli, mariti e anziani non muta lo scenario che attribuisce alle donne il carico della cura e della complementarietà al bisogno o all’appagamento maschile. C’è, infatti, un filo che lega la rappresentazione sociale della madre e della puttana: il sacrificio femminile, la rimozione e l’interdizione di un desiderio autonomo per rinchiudere il destino delle donne nella funzione di cura.

La distinzione tra donne per bene e per male è innanzitutto una scissione nell’esperienza maschile della sessualità e rimanda a una rappresentazione che riguarda il maschile. Affermare che non tutte le donne sono disponibili ha un rischio ma contiene anche un elemento che a me, come uomo, interessa: l’incontro con una donna che dice “non sono qui per corrispondere al tuo desiderio o al tuo bisogno: il mio destino non si esaurisce nella disponibilità”.

Rompendo la fissità dei ruoli di prostituta, madre, cameriera, badante si rompe una rappresentazione, l’aspettativa maschile di un mondo abitato dalla disponibilità femminile e si rimette in discussione l’asimmetria tra donne e uomini. Asimmetria nel desiderio, nel riconoscimento di soggettività e, dunque, nel potere: un unico desiderio e un unico soggetto, quello maschile, che esercita il potere sul mondo e sul corpo femminile riducendo le donne a corpo muto, privo di una sessualità autonoma.

Quanto gioca, allora, in questa vicenda il fantasma della libertà femminile?

Raparelli, sempre su "il manifesto", richiamava l’ansia da prestazione maschile di fronte alla nuova libertà sessuale femminile e il moltiplicarsi dell’uso di protesi e farmaci all’inseguimento della prestazione. La protesi di Berlusconi è il potere.

Un modello maschile basato sul mito dell’autosufficienza, di fronte all’esperienza del proprio limite, della dipendenza ricerca l’esorcismo del potere o del denaro per confermare l’idea che l’altra si possa controllare e comprare: un potere che non riconosce limiti o meglio che alimenta l’illusione di liberarsi dal limite posto dalla relazione e dallo sguardo dell’altra.

Il denaro diviene anche leva di una rivalsa contro il “potere della seduzione femminile” percepito come capace di rompere l’illusione dell’autosufficienza maschile.

Qui emerge il limite di un’idea di autodeterminazione come dominio e proprietà del proprio corpo e del mercato come luogo della libertà in cui l’anonimato del denaro  è  condizione di libertà e reciproca autonomia tra le persone. Resistere alla riduzione della sessualità a merce non nega la possibilità di giocarla come esperienza autonoma, anche finalizzata al gioco, al piacere senza altre dimensioni che ne fondino il senso. Una sessualità a cui riconoscere un valore autonomo, non scisso dalla relazione ma neanche bisognosa di essere “nobilitata” dall’amore (o dalla finalità procreativa).

Credo si debba cogliere il senso politico di questa contraddizione: riconoscere la dimensione controversa del desiderio (la sua colonizzazione e al tempo stesso la sua potenzialità trasformatrice) per non ricorrere al consumo come modello di libertà e al disciplinamento come antidoto al godimento autistico e compulsivo.

Veronica Lario ha parlato di un uomo malato, altre di un uomo “ingovernabile”, ma non possiamo sottrarci all’ammiccamento di Berlusconi relegandolo nella patologia. Sandro Bellassai, su queste pagine, ha ricordato quanto quel richiamo faccia leva sul senso comune.

Quello di Berlusconi è un comportamento smodato ma tutt’altro che trasgressivo e frutto di un desiderio ingovernabile: corrisponde alla mediocrità che insegue e riconferma la rigida gabbia delle regole tradizionali dell’omofobia, della misoginia, del sessismo.

Così, alla difesa della privacy di chi corrisponde alla norma coincide l’invadenza dello Stato sui corpi e sulla sessualità: proprio Berlusconi e la sua maggioranza hanno parlato del corpo di Eluana Englaro come corpo da imprigionare perché, anche senza vita, avrebbe potuto procreare.

In questa ambivalenza tra “autoritarismo permissivo” e trasgressione omologata sta la natura del Berlusconismo e la sua idea asfittica di libertà secondo cui non hai limiti se corrispondi a un modello tradizionale ma ti è negato qualunque margine di trasgressione.

Se non ci aiuta una rappresentazione delle donne schiacciata tra vittimizzazione e giudizio moralistico allo stesso modo poco ci aiuta schiacciare l’esperienza maschile senza coglierne contraddizioni, conflitti e cambiamenti. I ragazzi che vivono misurandosi con l’espressione sociale del desiderio femminile, gli uomini che tentano di reinventare la propria relazione di cura dei figli sono parte di un mutamento che è in corso ma che non ha visibilità e parole per esprimersi e definirsi.

La costruzione di una diversa parola maschile che non scelga l’autodisciplina ma riconosca come opportunità la scoperta del desiderio femminile è condizione per aprire lo spazio per un conflitto e una relazione tra donne e uomini più fertile.

Dovremmo essere capaci tutti e tutte di portare in piazza questa diversa idea di libertà.



 
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